Archivi giornalieri: 8 giugno 2010

Lourdes Ciccone in copertina su Quality

Quality? E che rivista è? Va beh, l’importante è iniziare da una parte, poi verranno le copertine importanti…

Alejandro, quanto ci fai aspetta’…

Secondo voi che cos’è? Il cuore di un Germanotto servito su di un cuscino di raso? Lo sapremo solo oggi pomeriggio alle 18 quando finalmente verrà rilasciato il video di Alejandro… Sono proprio curioso di vederlo!!

Intanto potete tenere sott’occhio il count-down sul sito ufficiale di Lady Gaga

Nel mio MediaPlayer…

…Da una settimanella circa si alternano due album interessantissimi.

Il primo è Flesh Tone di Kelis, che svolta e punta decisamente sulla dance/house. Certo, nulla di nuovo: Home è veramente bellissima, proprio per quel riff techno che arriva al cuore, ma che si è risentito un milione di volte. In 4th of July (Fireworks) c’ho sentito addirittura uno stralcio di base di Comfortably Numb… Sul ritornello di Scream ci si potrebbe cantare sopra “Put your hands up for Detroit”, e anche tutte le altre sanno di già sentito.

Ma il tutto è cucinato in salsa originale ed accattivante, ed a me è piaciuto molto quest’album; mi ci gaso la mattina in macchina per arrivare al lavoro che se trovo una vecchietta che attraversa sulle strisce, la stiro sicuro.

Il secondo album-tormentone del momento è Body Talk Part One di Robyn. Sicuramente più innovativo e particolare, meno immediato da assimilare, ma contiene comunque delle belle canzoni che speriamo permettano a Robyn di farsi conoscere meglio dal grande pubblico. Fembot, oltre ad avere un ritmo orecchiabile e molto estivo (perché non lo ha fatto uscire come primo singolo?), è veramente una genialata secondo me. Il primo singolo è invece Dancing on my own, ballatona melensa ma che mi fa piangere tutte le volte che la sento.

E che ci posso fa, so troppo ragazzina-sfigata-al-ballo-di-fine-anno…

A parte la nenia in non-so-quale-lingua di Jag Vet En Dejlig Rosa, buona giusto per addormentare il pupo (che non ho), le canzoni dell’album sono tutte veramente valide, dai ritmi solari di Cry when you get older, passando per il mood reggae infarcito di effetti alla William Orbit in Dancehall Queen, fino alle atmosfere più cupe e dark di None of dem, dove si riconosce benissimo il marchio dei Röyksopp.

P.S. Ma adesso vanno di moda gli album corti? 8/9 canzoni massimo, e ci togliamo il pensiero…

Chiesa e pedofilia, un problema vecchio di 2000 anni

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