Pippe mentali

C’è chi mi ha detto recentemente…

“Seghe mentali: ok che sono mentali, ma sempre di masturbazione si tratta; quindi tutto sommato ci godi”

E in effetti penso che questa persona abbia ragione al 100%; altrimenti come si spiegherebbe che di solito uno continua a farsi mille paturnie in merito ad una questione in cui (in teoria) sa già come dovrebbe comportarsi?

Io sono stato abituato a cercare di ottenere sempre il massimo. Della serie, tornavo a casa tutto entusiasta perché avevo preso 9 al compito di grammatica, e mia mamma diceva che comunque avrei potuto prendere 10.

All’epoca, magari, andavo in camera mormorando un “vaffanculo” fra i denti, ma col tempo mi sono pentito e vergognato di tutte quelle parolacce, perché alla fine ho capito che i suoi commenti che potevano semprare poco affettuosi lì per lì, erano comunque degli stimoli a prendere 10 veramente.

E così sono cresciuto cercando sempre di ottenere il meglio, sia che la cosa dipendesse dalle mie capacità o no. Anche nelle cose banali. Se per esempio dovevo cambiare pc, andavo al negozio e chiedevo che modelli avessero. Lì scattava la domanda di routine della commessa che mi chiedeva:

“Cosa ci fai di solito?”

“Mah, niente di che… Le solite cose: internet, email e poco altro”

“Allora questo modello X ti potrebbe andare più che bene” rispondeva lei. Ed io lì iniziavo a storcere la bocca e alla fine sompravo il modello XXX perché era meglio, infischiandomene se lo pagavo di più e poi alla fine non ci facevo niente.

Ecco, per un pc ci si può pure stare, se uno ha i soldi da buttare via si può pure comprare una Ferrari ed usarla come fosse una Panda (all’epocava pagavano papà o mammà, bei tempi).

Ma non è che uno si può fare mille elucubrazioni su tutto… Allora mi chiedo e vi chiedo: se uno sa a prescindere che le seghe mentali sono inutili, perché continuiamo sempre a farcele?

Anche perché poi alla fine io cerco sempre il meglio ma spesso e volentieri mi accontento di quel che ho. Che non è per niente male, anzi…

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Informazioni su Enrico*

Non sono normale, questo è poco ma sicuro. E meno male! I'm not normal, that's for sure. And thank goodness!

Pubblicato il 8 ottobre 2010, in Life, Pensieri, parole ed emozioni con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. il limite nell’accontentarsi è di non fare nuove esperienze: non conoscere nuove canzoni, dischi nascosti nell’insieme, scrittori o libri in edizioni fuori commercio, film che potrebebro essere importanti se solo li guardassimo, luoghi che sarebbero la nostra casa se solo potessimo viaggiare, persone che sarebbero ottimi amici se solo gli dessimo il beneficio del dubbio e le conoscessimo. accontentarsi del proprio mondo dev’essere un bene in cui confidiamo e che preserviamo, ma, a volte, certi limiti vanno superati, osando, con la curiosità, l’interesse onesto, l’emozione, tendendo l’orecchio, guardando oltre il limite insopportabile delle differenze e delle diffidenze e ciò ci riesce appunto difficile, se solo ci provassimo, se solo fossimo pronti, avessimo un acceno…

  2. “no more ‘I love you’s” dice una bellissima canzone, ma continua “language is leaving me”: sembra che la cantante (l’ottimerrima Annie Lennox) chieda a se stessa di non innamorarsi più (distrutta da una separazione? affranta da un rifiuto? assuefatta dalla storia che sta vivendo senza soddisfazione?).. poi invece si va a capo e si scopre che in realtà stava solo constatando che la lingua la sta lasciando, le parole non l’aiutano, gli ‘I love you’ non bastano più. Il linguaggio non ci assiste sempre (per fortuna..), e ok la profondità logica del linguaggio è l’immagine della profondità logica del pensiero (non ricordo chi lo ha detto..) ma i due piani non sono identici e non confondiamo la mancanza della parola con l’inesistenza del concetto! Tra ‘accontentarsi’ e ‘osare’ direi che intanto non c’è geometrica contraddizione, e che comunque non sono due poli appiccicati.. nel mezzo c’è la solita stramaledetta gamma di grigi, nella quale tropo spesso scivoliamo quando dobbiamo darci risposte che siano pacificamente ragionevoli..
    Ci manca la parola giusta per indicare il concetto: “accontentarsi” sa di insoddisfazione, “osare” sa di rischio ai limiti del lecito.. spostiamoci nel vecabolario da osare a “apprezzare ciò che si ha”, finendo di esplorarlo e aprendolo magari al cambiamento, mettendolo al corrente del seme di una curiosità ulteriore. Io ascolterei un po’ di più lo spirito di autoconservazione (già un sacco di esperienze sfidano lo spirito di autoconservazione entro il perimetro della camera da letto.. è davvero necessario comprare un biglietto per le montagne russe?), ricordarsi di far caso ai brividi e ai pruriti che già la quotidianità ti offre.. (..e se**arsi su quelli). Dice bene mauro quando parla di ‘interesse onesto’: l’interesse onesto non ha bisogno di far chilometri credo, nè di negare quello che si ha già.. magari di aprirlo, di farlo crescere.. magari le seghe mentali servono a quello, a continuare a problematizzare più che a farci problemi, e problematizzare = star svegli!

    Beh è un po’ banale proporre una risposta che sta nella scala di grigi, ma boh, alle volte nella gamma del grigio si trovano un sacco di cosette interessanti (vedi il manzo ritratto in estasi nel post di Enrico :D )

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