Archivio mensile:dicembre 2013

Tolleranza, una parola che non mi piace

“…La tolleranza? Per me è basilare, fondamentale. I gay io li tollero senza problemi, basta che sappiano come la penso e che non mi rompano le scatole”

Ecco, in questa frase che ho sentito ieri sera negli spogliatoi della palestra, ma che sicuramente avrete sentito anche voi da qualche parte almeno una volta nella vostra vita, c’è concentrato tutto il bigottismo italiota.

Ma andiamo per gradi.

Dizionario

Tralasciando la descrizione n° 3 che mi sembra puramente tecnica, le descrizioni 1 e 2 stridono un po’ tra di loro. O perlomeno, se quello che si vuole esprimere è il significato n° 2, secondo me andrebbe usato un altro sostantivo (appunto comprensione, rispetto).

Io, forse sbagliando, sono abituato a dare un’accezione negativa alla tolleranza, perché io posso tollerare il caldo o il freddo, ma comunque un po’ lo soffro lo stesso. Tollero una persona petulante o prolissa, però se non lo fosse non mi darebbe noia. Tollero gli impediti alla guida che impicciano le strade, ma in fondo in fondo toglierei la patente a tutti quanti. Tollero quelli che scrivono al pc da 30 anni ma ancora non hanno imprato che lo spazio va dopo la punteggiatura e non prima. Insomma, tollero qualcosa che comunque mi da fastidio, ma sopporto perché ho deciso così.

Ecco, non vedo nessun motivo per cui “tollerare” un nero o un gay o un disabile. Non vedo proprio perché dovrei. É come se io dicessi che “tollero” i biondi… Che cazzo vuol dire?

La tolleranza per me presuppone un giudizio negativo, mentre la comprensione ed il rispetto no.

Per questo non mi piace la parola tolleranza.

Bye bye Nokia

Da un po’ di anni a questa parte gli smartphones hanno invaso il mondo e da una parte c’è l’iPhone che Apple si fa progetta tutto da sé, dall’altra c’è l’enorme ecosistema Android dove mille mila produttori hardware fanno mille mila telefoni diversi per tutti gusti e tutte le tasche (tutti tranne Nokia) che però montano sempre l’os di Google, anche se mediamente modificato da varie personalizzazioni.

Stephen Elop

E poi appunto c’è Nokia, che se fino ad ora si poteva dire fosse rimasta solo un po’ indietro rispetto ad Apple e Google, adesso che la Commissione Europea e quella del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti hanno dato il via libera all’acquisizione della divisione “Devices & Services” di Nokia da parte di Microsoft, si può tranquillamente dire che la prima è stata fagocitata ed annientata dalla seconda, ridotta ad un mero produttore hardware senza più nemmeno un marchio suo (anche se i più sognatori sperano ancora nel piano B).

Immagine

Si perché infatti, mentre l’iPhone è diventato uno status symbol, prima dei radical chic, poi dei gay, poi degli hipster e alla fine di tutti, e Android si è affermato nel mondo come Os mobile più diffuso grazie alla sua versatilità, Nokia stava lì ferma nel mezzo a ‘sto casino guardandosi intorno come un’ebete.

E ad un certo punto prende la meravigliosa idea di cagare in pieno Android (grossa cazzata, Nokia+Android avrebbero fatto boom) ed abbracciare Windows Phone, che per carità sarà pure wow come Os, ma alla fine cara Nokia te se so magnati.

Il capo di Nokia adesso è questo Stephen Elop (cha ha una faccia da coglione non da poco, lasciatemelo dire) che ha lavorato tra le altre anche per Macromedia, dove ha assunto molte posizioni importanti, e non appena divenne CEO, tack, l’azienda venne acquisita da Adobe Systems.

Dopo la sua bella carriera in Adobe, è passato a Microsoft come capo della Business Division fino a quando nel settembre 2010, fu annunciato che Elop avrebbe preso la posizione di CEO presso Nokia, sostituendo Olli-Pekka Kallasvuo, e diventando il primo direttore non-Finlandese nella storia di Nokia.

Roba mica da poco.

“E ora vedrai che Nokia e Windows recupereranno il terreno perduto”… Se lallero.

Nokia BSOD

Il 3 Settembre 2013, Nokia ha annunciato la vendita della divisione Devices & Services alla Microsoft per cui Elop rinuncia alla posizione di CEO per assumere quella di Executive Vice President, Devices & Services (con una bella buona uscita) e quando il processo di acquisizione sarà completato, entro il 2014, Elop ricoprirà lo stesso incarico presso la Microsoft.

E ora spunta pure fuori che tra le clausole contrattuali di Elop ce ne sarebbe stata pure una che riguarda la percezione immediata di un bonus nel caso di passaggio di controllo di Nokia a Microsoft.

Altro che Telecom venduta agli spagnoli, Alitalia ai francesi o la Barilla omofoba, qui gli americani stanno a fa un affarone!

Io spero sempre che quelle 10.000 unità di modelli Nokia con Android esistano davvero e presto sostituiscano sul mercato gli attuali Nokia Lumia.

#maiunagioia

Il vassoio incriminato

Lo scenario è questo: Collega Preferita si è appena messa a vendere la roba della Tupperware e quindi ha bisogno di promuoversi. “Perché non facciamo un party a casa tua che conosci tanta gente e mi fai un po’ di pubblicità?” Si certo, conosco tanta gente, ma mica so tutti disposti a farsi svuotare il portafoglio per due ciotolini di plastica. Va beh, alla fine io di no a lei non riesco a dirglielo, 4-5 persone le raccatto (le solite stronze che lo fanno in nome dell’amicizia che ci unisce, vi voglio bene) e facciamo sto party. Tutti entusiasti, tutti a mangiare, curiosare, smanettare e poi, quando si arriva al momento degli ordini, il silenzio. “Mi piaceva quello ma costa troppo”… “No io adesso non ho bisogno di niente”… E quindi alla fine, per non mandare via Collega Preferita con un niente di fatto, ordino un vassoio porta torte (di cui abbiamo una diapositiva) per mia mamma.

Oggi arriva sto benedetto ordine e prima di andare a pranzo mi trovo nel parcheggio con Collega Preferita che mi consegna il tutto; quindi arrivo a casa dei miei e sfoggio, così com’è, il vassoio corredato da uno scenografico “Ta-dah! Regalo di Natale!” mentre lo tolgo dal nylon. “Che cos’è?” domanda lei stupita. “Niente mamma, un vassoio per conservare/portare i dolci, che quando li fai non sai mai dove metterli perché nei vassoi antiaderenti non ce li puoi tagliare, nei piatti da portata ti si seccano, la busta di plastica per conservarli fa schifo alla minkia”… Ecco, questo era quello che avrei voluto dire ma non ce l’ho fatta perché mio padre ha iniziato a sbraitare che manco gli avessi affondato un coltello nella pancia. “Ma io-io-io non capisco… Ti sembra il caso? E ora questo tamburlano dove si mette? Ma perché vai a spendere soldi per queste cazzate? Ma chi te l’ha chiesto? Ma fatti i cazzi tuoi, no?”…

Fatti i cazzi tuoi? FATTI I CAZZI TUOI? Cioè, io ti faccio un regalo (che poi in realtà era per mamma non per te, babbo) e te mi urli contro FATTI I CAZZI TUOI? Ecco, direi che questo è già abbastanza esplicativo del tipo di persona che può essere a volte mio padre e non sto a dettagliare troppo tutta la successiva sceneggiata in cui mio padre ci rinfaccia (ahilei, era presente pure mia sorella) tutti i regali a suo dire inutili che abbiamo fatto loro (tra me e mia sorella arriveremo massimo massimo a 3 o 4 , un crimine contro l’umanità, anzi contro la parsimonia, a suo vedere) e che si conclude con la sua uscita di scena sbattendo la porta mentre mia madre rimane mortificata in piedi in mezzo alla cucina senza riuscire a dire nulla come al solito.

Ecco… Io ora, dopo essermela inizialmente presa a male e aver giurato che me lo sarei riportato via, me la sono fatta passare, ho preso il Pan Coi Santi che, neanche a farlo apposta, mia madre aveva appena sfornato e l’ho messo dentro al vassoio, perché cazzo, è un vassoio di plastica! Ma si può litigare col padre perché regali a tua madre un vassoio di plastica? Vediamo se quando rientra riuscirà a conviverci o se sentirà l’irrefrenabile bisogno di farlo sparire dalla “sua” cucina. Manco fosse Benedetta Parodi… Cazzo gliene frega a lui quello che sta sul piano della cucina (che poi, per inciso saranno 4 mt lineari di granito mica uno sgabuzzino)? E poi comunque quando non lo usi lo togli di mezzo, non è che deve star lì ad imperitura memoria dello sgarbo fatto da tuo figlio che ha addirittura osato fare un regalo alla sua famiglia.

Io poi sono tragico, e dopo sto mega litigio non chiarificato, mentre guidavo per tornare a lavoro, pensavo “Ma se ora mio padre morisse, come mi sentirei?”… Addolorato? Disperato? Dispiaciuto? Mica tanto mi sa… Forse un po’ sollevato, perché si, magari mia madre soffrirebbe un po’ all’inizio, ma poi se ne farebbe una ragione alla svelta, tanto già adesso è come se fosse vedova, mio padre non c’è mai, e poi per lo meno nessuno più si dovrebbe sorbire queste sue enormi sfuriate senza motivo. Ed il fatto che io sul momento la pensassi così è un vero peccato, perché un litigio per una Cazzata con la C maiuscola prevarrebbe sul fatto che in tutta la sua carriera di padre non ci ha mai fatto mancare niente, qualsiasi cosa volessimo, alla fine l’abbiamo avuta (certo, lottando un po’ ma questo fa parte del gioco); prevarrebbe sul fatto che dall’idraulico al muratore, dal barbiere al giardiniere, sa fare tutto e quando hai bisogno lui viene senza nemmeno dire pio. Certo mio padre è sempre stato avaro di parole e sentimenti, e Dio sa quanto invece questi siano utili a due bambini che crescono, ma questo non significa che sia cattivo o che non ci abbia messo del suo per essere un buon padre.

E allora tutto questo per dire cosa? Cosa ce ne straciccia a noi se hai un babbo con un carattere demmerda, direte voi? Niente, e ormai ho imparato a volergli bene così com’è.

Ma una banalità a mo’ di morale la vorrei dire (anche per mio promemoria futuro, perché si sa, il lupo non caga agnelli): pensate bene a quello che dite, pensate bene a quello che fate. Perché sono le vostre parole e le vostre azioni a fare di voi quello che siete, non le buone intenzioni inespresse.

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