Archivio mensile:settembre 2016

Law & Order SVU ed i voli pindarici sulla famiglia

Questa estate mi sono innamorato di “Law & Order – Unità vittime speciali”: la serie è uno dei cinque spin off dell’originale “Law & Order”, in onda dal 1990 al 2010.
Di tutti gli spin off nati, “Law & Order SVU” è l’unico attualmente in onda, giunto alla 17esima stagione e penso che ce ne sarà per certo anche una 18esima. La sigla è praticamente quella del 1990 e l’introduzione agli episodi è sempre la solita, in Italia recitata da Luca Ward.

“Nel sistema giudiziario statunitense, i reati a sfondo sessuale sono considerati particolarmente esecrabili. A New York opera l’Unità Vittime Speciali, una squadra di detective specializzati che indagano su questi crimini perversi. Ecco le loro storie”

A parte che andrebbe vista solo per l’uso della parola ESECRABILE (lo sentite come è altisonante nonostante porti con sé un intrinseco giudizio negativo?), un altro punto a suo favore è che nonostante sia una delle più longeve e popolari serie Tv negli Stati Uniti, non è (poi così tanto) presente la solita combo ossessiva made in Usa “Famiglia e Patria”.

Stasera ho visto l’ultimo episodio della 16esima stagione e per la prima volta i protagonisti fanno un brindisi “Alla famiglia”: ma nello specifico, la famiglia a cui brindano, è composta da una donna 50enne single ed un bambino 2enne da lei adottato.

Questo per dire cosa? Che la famiglia è indubbiamente importante, non deve mai essere sottovalutata in quanto è la cellula principale della società, ma non deve per forza essere sbandierata ai quattro venti, né di certo non ce n’è solo un tipo: tutte le forme di famiglia sono ugualmente valide e tutte meritano rispetto.

P.S. Mario Adinolfi, Ministra Lorenzin col #FertilityDay, politici razzisti, cattonazisti ecc ecc FOTTETEVI.

Daria Bignardi: “Che noia Beyoncé”

Daria Bignardi - Che noia Beyoncé

Sicuramente è un problema mio, perché tutti la adorano e tutti il 18 Luglio, l’unica data italiana, volevano essere al suo concerto a Milano, a San Siro, e tutti hanno scritto di che gran spettacolo sia stato e di che grande voce flautata abbia lei, ma io al concerto di Beyoncé mi sono annoiata.

Sicuramente è un problema mio, visto che gli altri cinquantacinquemila sembravano festosi e contenti, che lei ha ballato sempre, anche se così così, col suo bel corpo rotondo, quello sì comunicativo e trasgressivo. Non i testi, non lo spettacolo: il corpo sì era sincero. Ma due cosce anarchiche possono bastare come manifesto politico? Non lo so.

Ho scritto a mia figlia che avrebbe tanto voluto esserci, ma era confinata al mare: “Non mi convince: troppa esteriorità. Troppe pose. Altro che femminismo”. E lei: “cosa dici! Non hai visto il video di Pretty Hurts?”.

L’ho visto: è talmente telefonato. La miss che ripudia il concorso di bellezza, figuriamoci. Scusate: Madonna non avrà voce, ma le cose che canta Beyoncé, il preteso femminismo, le ha raccontate meglio e in maniera più convincente trent’anni prima. E Madonna balla meglio. E Beyoncé le copia i costumi.

Belli, per carità. Ma copiati.

La scenografia, il monolite, i giochi d’acqua: bellissimi. Ma inespressivi e patinati.

Trenta canzoni: Intro (con estratti di No Angel e Formation), Formation, Sorry, irreplaceable (a capella), Bow Down (con estratti di Tom Ford), Run the Wolrd (Girls), Superpower (Interlude), Mine, Baby Boy, Hold Up (mash-up Countdown), Me, Myself and I, Runnin’ (Lose It All), All Night, I Care/& Inch (Interlude), Don’t Hurt Yourself, Ring the Alarm, Diva, Flawless, Feeling Myself (cover di Nicki Minaj), Yoncé, Drunk in Love, Rocket, Partition, Hip Hop Star/Freakum Dress, Daddy Lessons, Love on Top (a capella), 1+1, The Beautiful Ones (cover di Prince), Purple Rain (Interlude), Crazy in Love, Naughty girl, Party, Die with You/Blue (Interlude), Freedom, Survivor, End of Time (mash-up Grown Woman) e per finire Halo.

Tutto perfetto, hanno scritto. Ma perché io sono annoiata tanto?

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