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La tristezza che mi pervade (a caso fa’ conto)

É sorprendente come oggigiorno tu riesca ad intrufolarti indisturbato nelle vite degli altri. Evviva Internet.

Tramite la rete le persone condividono le loro immagini, le loro posizioni, ti parlano di loro, raccontano quello che gli accade, dagli eventi che cambiano la vita fino alle stronzate più stronzate, fanno battute e intrattengono dialoghi con altre persone che tu non capisci mai fino in fondo perché ovviamente c’è un sott’inteso sconosciuto ai più.

Però te ne freghi se non ci capisci un cazzo e vai avanti, divori facce, luoghi, particolari insignificanti e anche una buona percentuale di foto più private, intime, messe lì quasi per puro gusto esibizionista.

Poi ti fermi un attimo e pensi “Ma perché lo faccio? In fin dei conti è tempo perso, probabilmente queste persone non le incontrerò mai dal vivo”. Lo fai perché le loro vite sono più interessanti della tua, cazzo. Le loro vite sono belle e la tua fa schifo?

Ma anche no…

Dopo qualche riflessione lucida realizzi che la tua vita non fa schifo, potrebbe pure essere definita “sopra la media”… Certo, le vite che vivi attraverso i Tumblr, i Twitter ed i blog sono più interessanti, altrimenti saresti scemo a perderci tanto tempo dietro.

Ma magari risultano interessanti solo perché diverse dalla tua. Per loro potrebbe essere interessante la tua, chissà…

E poi di colpo realizzi: ecco perché ti affascinano i Tumblr, i blog, i tweet, i video di Vimeo mentre invece su Facebook guardi solo 4 profili su 500 amici. Perché spesso e volentieri i profili di Facebook sono banali, tristi, tutti uguali, tutti pieni delle stesse cazzate. A vedere quello che traspare dal social network di Zuckerberg, quelle vite lì sì che sembrano fare schifo…

Ovviamente non fanno schifo nemmeno quelle: come al solito è sempre e solo una questione di punti di vista.

Pippe mentali

C’è chi mi ha detto recentemente…

“Seghe mentali: ok che sono mentali, ma sempre di masturbazione si tratta; quindi tutto sommato ci godi”

E in effetti penso che questa persona abbia ragione al 100%; altrimenti come si spiegherebbe che di solito uno continua a farsi mille paturnie in merito ad una questione in cui (in teoria) sa già come dovrebbe comportarsi?

Io sono stato abituato a cercare di ottenere sempre il massimo. Della serie, tornavo a casa tutto entusiasta perché avevo preso 9 al compito di grammatica, e mia mamma diceva che comunque avrei potuto prendere 10.

All’epoca, magari, andavo in camera mormorando un “vaffanculo” fra i denti, ma col tempo mi sono pentito e vergognato di tutte quelle parolacce, perché alla fine ho capito che i suoi commenti che potevano semprare poco affettuosi lì per lì, erano comunque degli stimoli a prendere 10 veramente.

E così sono cresciuto cercando sempre di ottenere il meglio, sia che la cosa dipendesse dalle mie capacità o no. Anche nelle cose banali. Se per esempio dovevo cambiare pc, andavo al negozio e chiedevo che modelli avessero. Lì scattava la domanda di routine della commessa che mi chiedeva:

“Cosa ci fai di solito?”

“Mah, niente di che… Le solite cose: internet, email e poco altro”

“Allora questo modello X ti potrebbe andare più che bene” rispondeva lei. Ed io lì iniziavo a storcere la bocca e alla fine sompravo il modello XXX perché era meglio, infischiandomene se lo pagavo di più e poi alla fine non ci facevo niente.

Ecco, per un pc ci si può pure stare, se uno ha i soldi da buttare via si può pure comprare una Ferrari ed usarla come fosse una Panda (all’epocava pagavano papà o mammà, bei tempi).

Ma non è che uno si può fare mille elucubrazioni su tutto… Allora mi chiedo e vi chiedo: se uno sa a prescindere che le seghe mentali sono inutili, perché continuiamo sempre a farcele?

Anche perché poi alla fine io cerco sempre il meglio ma spesso e volentieri mi accontento di quel che ho. Che non è per niente male, anzi…

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