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#maiunagioia

Il vassoio incriminato

Lo scenario è questo: Collega Preferita si è appena messa a vendere la roba della Tupperware e quindi ha bisogno di promuoversi. “Perché non facciamo un party a casa tua che conosci tanta gente e mi fai un po’ di pubblicità?” Si certo, conosco tanta gente, ma mica so tutti disposti a farsi svuotare il portafoglio per due ciotolini di plastica. Va beh, alla fine io di no a lei non riesco a dirglielo, 4-5 persone le raccatto (le solite stronze che lo fanno in nome dell’amicizia che ci unisce, vi voglio bene) e facciamo sto party. Tutti entusiasti, tutti a mangiare, curiosare, smanettare e poi, quando si arriva al momento degli ordini, il silenzio. “Mi piaceva quello ma costa troppo”… “No io adesso non ho bisogno di niente”… E quindi alla fine, per non mandare via Collega Preferita con un niente di fatto, ordino un vassoio porta torte (di cui abbiamo una diapositiva) per mia mamma.

Oggi arriva sto benedetto ordine e prima di andare a pranzo mi trovo nel parcheggio con Collega Preferita che mi consegna il tutto; quindi arrivo a casa dei miei e sfoggio, così com’è, il vassoio corredato da uno scenografico “Ta-dah! Regalo di Natale!” mentre lo tolgo dal nylon. “Che cos’è?” domanda lei stupita. “Niente mamma, un vassoio per conservare/portare i dolci, che quando li fai non sai mai dove metterli perché nei vassoi antiaderenti non ce li puoi tagliare, nei piatti da portata ti si seccano, la busta di plastica per conservarli fa schifo alla minkia”… Ecco, questo era quello che avrei voluto dire ma non ce l’ho fatta perché mio padre ha iniziato a sbraitare che manco gli avessi affondato un coltello nella pancia. “Ma io-io-io non capisco… Ti sembra il caso? E ora questo tamburlano dove si mette? Ma perché vai a spendere soldi per queste cazzate? Ma chi te l’ha chiesto? Ma fatti i cazzi tuoi, no?”…

Fatti i cazzi tuoi? FATTI I CAZZI TUOI? Cioè, io ti faccio un regalo (che poi in realtà era per mamma non per te, babbo) e te mi urli contro FATTI I CAZZI TUOI? Ecco, direi che questo è già abbastanza esplicativo del tipo di persona che può essere a volte mio padre e non sto a dettagliare troppo tutta la successiva sceneggiata in cui mio padre ci rinfaccia (ahilei, era presente pure mia sorella) tutti i regali a suo dire inutili che abbiamo fatto loro (tra me e mia sorella arriveremo massimo massimo a 3 o 4 , un crimine contro l’umanità, anzi contro la parsimonia, a suo vedere) e che si conclude con la sua uscita di scena sbattendo la porta mentre mia madre rimane mortificata in piedi in mezzo alla cucina senza riuscire a dire nulla come al solito.

Ecco… Io ora, dopo essermela inizialmente presa a male e aver giurato che me lo sarei riportato via, me la sono fatta passare, ho preso il Pan Coi Santi che, neanche a farlo apposta, mia madre aveva appena sfornato e l’ho messo dentro al vassoio, perché cazzo, è un vassoio di plastica! Ma si può litigare col padre perché regali a tua madre un vassoio di plastica? Vediamo se quando rientra riuscirà a conviverci o se sentirà l’irrefrenabile bisogno di farlo sparire dalla “sua” cucina. Manco fosse Benedetta Parodi… Cazzo gliene frega a lui quello che sta sul piano della cucina (che poi, per inciso saranno 4 mt lineari di granito mica uno sgabuzzino)? E poi comunque quando non lo usi lo togli di mezzo, non è che deve star lì ad imperitura memoria dello sgarbo fatto da tuo figlio che ha addirittura osato fare un regalo alla sua famiglia.

Io poi sono tragico, e dopo sto mega litigio non chiarificato, mentre guidavo per tornare a lavoro, pensavo “Ma se ora mio padre morisse, come mi sentirei?”… Addolorato? Disperato? Dispiaciuto? Mica tanto mi sa… Forse un po’ sollevato, perché si, magari mia madre soffrirebbe un po’ all’inizio, ma poi se ne farebbe una ragione alla svelta, tanto già adesso è come se fosse vedova, mio padre non c’è mai, e poi per lo meno nessuno più si dovrebbe sorbire queste sue enormi sfuriate senza motivo. Ed il fatto che io sul momento la pensassi così è un vero peccato, perché un litigio per una Cazzata con la C maiuscola prevarrebbe sul fatto che in tutta la sua carriera di padre non ci ha mai fatto mancare niente, qualsiasi cosa volessimo, alla fine l’abbiamo avuta (certo, lottando un po’ ma questo fa parte del gioco); prevarrebbe sul fatto che dall’idraulico al muratore, dal barbiere al giardiniere, sa fare tutto e quando hai bisogno lui viene senza nemmeno dire pio. Certo mio padre è sempre stato avaro di parole e sentimenti, e Dio sa quanto invece questi siano utili a due bambini che crescono, ma questo non significa che sia cattivo o che non ci abbia messo del suo per essere un buon padre.

E allora tutto questo per dire cosa? Cosa ce ne straciccia a noi se hai un babbo con un carattere demmerda, direte voi? Niente, e ormai ho imparato a volergli bene così com’è.

Ma una banalità a mo’ di morale la vorrei dire (anche per mio promemoria futuro, perché si sa, il lupo non caga agnelli): pensate bene a quello che dite, pensate bene a quello che fate. Perché sono le vostre parole e le vostre azioni a fare di voi quello che siete, non le buone intenzioni inespresse.

In Italia siamo troppo avanti

Mentre in Italia si piange perché il centro sinistra ha perso quattro regioni con le ultime regionali (meno male la Toscana resiste, e ora abbiamo Enrico Rossi che mi ispira tanta fiducia :-)) e nel Lazio è salita al potere la Polverini scavalcando di un soffio la povera Emma, in Inghilterra dai certificati di nascita scompariranno le diciture “padre” e “madre” per adottare un più generico “genitore”.

Minkia, mo mi trasferisco in Malawi, tanto come civiltà siamo allo stesso punto. Anzi, lì magari rischio pure che mi adotti Madonna…

Troppo stupida per essere madre

La ragazza qui sopra è Kerry Robertson, inglese, 17 anni, ha un basso quoziente d’intelligenza e dei problemi di apprendimento.

A settembre si è sposata con il suo compagno Mark McDougall, ma già 48 ore che avesse luogo la cerimonia, i servizi sociali inglesi avevano vietato alla ragazza di pronunciare il sì fatidico perché “incapace di comprendere il significato e il reale valore del matrimonio”.

Kerry è poi rimasta incinta (anzi, penso proprio che lo fosse già quando si è sposata) e anche su questo fatto i servizi sociali hanno avuto da ridire, perché alla 29esima settimana di gestazione i servizi sociali le hanno comunicato che, una volta nato, avrebbe dovuto consegnare loro il nascituro.

Alché lei ed il suo compagno sono andati in Irlanda, sperando che in un altro paese l’ordinanza dei servizi sociali non avesse valenza.

Ed invece niente da fare, il bimbo è nato il 15 gennaio ed i due lo hanno dovuto consegnare ai servizi sociali irlandesi, nonostante Mark avesse trovato una casa in una zona tranquilla ed un lavoro per mantenere la sua famiglia.

Ma ditemi voi se questo è il modo! Capisco che il bimbo avrebbe potuto incontrare delle difficoltà, se la mamma è davvero così incapace come dicono, ma non sarebbe stato meglio affiancare delle persone valide alla coppia per aiutarli a superare i loro limiti e crescere felici questo bambino?

Sicuramente sarebbe costato di più…

Speriamo soltanto che i due riescano a far valere i loro diritti (con l’aiuto di un legale che ha offerto aiuto alla coppia) riprendendosi il figlio e la loro vita per ora distrutta, salvandosi da un’emarginazione altrimenti incombente…

Fonte: TgCom.

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