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Il Ministro Brambilla contro il Palio di Siena

Se la Catalogna ha rinunciato alla corrida anche noi possiamo rinunciare a qualche corsa ed a qualche Palio. Nel mio ruolo ho preso visione e coscienza di come ogni volta che accadono episodi di sfruttamento di animali, non propri di un paese civile, queste notizie fanno il giro del mondo e vanno a ledere la nostra immagine. Lo stesso made in Italy ne risente. Bisogna girare pagina, è essenziale che l’Italia sia animal friendly. E se si è arrivati in Catalogna a rinunciare alla corrida, credo sia venuto il momento di rivedere le manifestazioni e le feste tradizionali dove gli animali vengono maltrattati.

Non si sa bene quale sia stato l’evento scatenante, ma oggi il Ministro del Turismo Michela Brambilla ha espresso le opionioni sopra riportate in conferenza stampa. Poi in una nota, quando già si era scatenato il putiferio, ha tenuto a precisare.

Non ho proposto l’abolizione di alcuna manifestazione, né tantomeno del Palio di Siena, tradizione molto celebrata e sulla quale non ho espresso alcun giudizio. Ritengo sia doveroso dare luogo ad un’approfondita analisi di quelle che sono oggi in Italia le manifestazioni e le feste popolari che coinvolgono gli animali, allo scopo di valutare se esse sono produttive di effetti positivi e quindi si rende opportuno promuoverle e sostenerle con maggiore vigore in quanto patrimonio della nostra tradizione, o se in taluni casi non sia meglio rivederne la forma o addirittura farne a meno. Mi riferisco a tutte le manifestazioni e le feste che coinvolgono cavalli, asini, maiali, buoi, oche e perfino struzzi che hanno luogo in Italia.

Io sicuramente non avrò girato il mondo come la signora Brambilla, ma di sicuro quando mi chiedono di dove sono e rispondo che sono di Siena, nessuno esclama “Aaaah, dove fanno a fettine i cavalli durante la famigerata corsa!!”.

In conferenza il Ministro non ha citato direttamente il Palio di Siena, ma la mente di tutti è andata proprio lì, tant’è che la stampa le ha fatto delle domande specifiche sulla corsa senese. E lei non è che si sia affrettata molto a smentire, ha solo diramato in un secondo momento la nota sopra riportata, quando già Gasparri e Bossi avevano detto che “il Palio di Siena non si tocca”.

Mai, nella mia vita, mi sarei detto d’accordo con Gasparri o con Bossi. Tantomeno con tutti e due insieme!!

E comunque complimenti per la coesione del gruppo Pdl-ino.

Inviterei il Ministro Brambilla a venire a Siena in prima persona e constatare con mano che nel Palio di Siena i cavalli non vengono sfruttati, né tantomeno maltrattati. Vengono trattati meglio dei fantini.

Ah, per inciso: su YouTube l’utente yaceo aveva caricato il video del servizio in merito alla vicenda del Tg1. Video rimosso e account sospeso dopo due ore ed una visualizzazione.

Fonte: TgCom.

Tradizionalmente intollerante

A leggere alcuni commenti – in particolare di quanti, da Siena, si sentono feriti nell’intimo (e poi l’Italia non è il Paese dei campanili?) – m’è solo aumentata a dismisura la voglia di una enorme, splendida colata di cemento su una città provincialotta ed ancorata ad una patetica tradizione macina-spiccioli. Auguri, gotevela voi, che potete/dovete.

E con queste parole si chiude (nel senso di “Commenti chiusi”, nessuna altra possibilità di replica) un post sulla visita senese di un noto blogger romano. Ok, il mondo è bello perché è (a)vari(at)o ma qui secondo me si esagera… Probabilmente me la sarò presa un po’ troppo a cuore in quanto senese (di campagna però, non senese d.o.c.) ma ho visto che non sono stato il solo ad andare contro il suo pensiero. Io non vivo il Palio e tutte le tradizioni che ci girano attorno in prima persona, le subisco passivamente come scenario di vita: se domani dicessero Stop Palio mi dispiacerbbe, sarebbe un peccato, quello sì, ma continuerei a vivere benissimo. Quello che gli “esterni” non capiscono è che non si tratta di una semplice tradizione macina-spiccioli, ma semplicemente di una tradizione, una “fede” che non si può spiegare (fede di cui non sono dotato). Che cosa sarebbe l’Italia senza le nostre tradizioni secolari? E sopratutto, perché non rispettarle? Ben vengano le innovazioni, ma non ovunque si possono applicare. Come si fa a non capirlo non lo so proprio. E poi non mi sembra ci sia molto da capire…

In questo caso (come in molti altri) ben fiero di essere provinciale.

Voi che ne pensate?

P. S. Comunque si chiama fazzoletto, non foulard. Ed i tizi delle contrade sono i contradaioli.

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