Archivio mensile:aprile 2014

Social Me

 

Social Media Logotype Background

Su Facebook c’ho gli amici veri, più o meno vicini, ma comunque persone reali e conosciute. Ed il social diventa un modo per continuare a sentirle pur essendo distanti, per condividere con loro la tua vita e cercare di carpire un po’ della loro (come dovrebbe essere, immagino). Poi che c’entra, se uno che non conosco mi fa una richiesta d’amicizia, gli posso di’ di no? Pare brutto, quindi c’ho anche gente che boh, fregacazzo.

Su Google Plus ci sono i nerd e poco più, manco i finocchi più spudorati che postano #fotocazzo c’hanno attecchito (o per lo meno, io non ne ho).

Instagram è praticamente una cura ricostituente per il mio ego finto modesto: se anche uno come me può mettere una foto in canotta, appiccicarci sotto un paio di cancelletti (che poi manco ci devi pensa’, c’è un’app pure per quello) e prendere centinaia di cuori da gente che sta dall’altra parte del mondo… Cioè… Wow! No, eh? Ok.

Twitter invece è un mondo parallelo. C’ho contatti di persone che sono mie amiche anche nella vita reale, ma non interagisco molto con loro (anzi, per niente, perché i miei amici si so fatti l’account e poi non lo usano), interagisco con persone che manco conosco, gente di cui vedo una foto 165×165 e un nick, manco il nome vero so il più delle volte.

Ma è bello così, perché è senza filtri, è tutto più diretto, caciarone, scorretto, immediato. Insomma, mi piace assai.

Il problema è che io in realtà sono un tenerone e a queste fotine 165×165 mi ci affeziono pure se non so chi cazzo siano. Così, il dramma è dietro l’angolo: qualcuno di questi tuoi followers ti defollowa, smette di seguirti (c’è un’app che ti dice pure questo) oppure inizi a seguire una persona che non ricambia il follow. Tragedia.

“Oddio, perché m’ha defollowato/non m’ha seguito? Che avrò fatto di male? Penserà che sono una brutta persona?”

Il problema è nelle aspettative: pur essendo un  mondo virtuale ed effimero io mi faccio delle idee, seguo persone simili a me che mi piacciono e che penso a cui io possa piacere. Quando invece non gli piaccio, mi intristisco, perché penso di non essere mai abbastanza (e qui ci si riallaccia all’ego finto modesto di cui sopra, che boh, forse non è proprio finto).

Mi devo tatuare sta frase da qualche parte:

“Se dovevo piacere a tutti, nascevo banconota da 500 €”

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